The people want single-payer, universal health care
di zeroman (01/12/2007 - 22:12)
A CBS news poll, conducted in September of 2007, found that 55% of the electorate supports national, single-payer health care. The question was:
"Which do you think would be better for the country: having one health insurance program covering all Americans that would be administered by the government and paid for by taxpayers, or keeping the current system where many people get their insurance from private employers and some have no insurance?"
In February, the number of people who supported it was 47% - less, but still close to a majority. I wonder to what extent Michael Moore's movie Sicko had an impact on the numbers - which are nonetheless high, given the almost complete lack of articulate support in the media for the idea. The NY Times had an editorial on Nov 25th about health care, in which they discuss Single-Payer as follows:
[Single-Payer] would let the government offset the price-setting strength of the medical and pharmaceutical industries, eliminate much of the waste due to a multiplicity of private insurance plans, and greatly cut administrative costs.
Sounds Great, Right? so, what's the problem?
But a single-payer system is no panacea for the cost problem — witness Medicare’s own cost troubles — and the approach has limited political support.
Too bad that according to a NYTimes poll from March,
A majority of Americans say the federal government should guarantee health insurance to every American, especially children, and are willing to pay higher taxes to do it, according to the latest New York Times/CBS News poll.
So what they mean is that politicians - in the health insurance companies' pockets - don't support it, against the wishes of the majority of the population. How's that for journalistic double-speak?
SUPPORT HR 676!
Emergenza abbonamenti / 2
di zeroman (01/12/2007 - 02:32)
Io mi sono abbonato.
Cari lettori e cari compagni del manifesto,
sabato scorso abbiamo lanciato l'appello per gli abbonamenti di sostegno, per evitare di crepare alla giovane età di 36 anni. Alla data di oggi ne abbiamo ricevuto 104. È poco perché entro la fine di quest'anno - se volete la nostra sopravvivenza - dobbiamo arrivare a 2.000 nuovi abbonamenti. È poco, ma è un buon segno: la vecchia talpa non dorme, e pertanto da martedì aumentiamo il prezzo del giornale di 10 centesimi e dei supplementi di 50. In compenso abbiamo ricevuto molte lettere, di sostegno, di suggerimento e di critica. Ne abbiamo pubblicate alcune martedì scorso e ne pubblichiamo anche oggi. Qualcuno suggerisce anche che per sopravvivere bisogna togliere la scrittarella «quotidiano comunista». Chi ci dà questi suggerimenti è - indubbiamente - molto legato al giornale e arriva a sostenere che pur di salvarlo si rinunzi a tutto quel che un po' più di 36 anni fa era stata la nostra insegna. Non sono uomo di principi, né, tantomeno, un fanatico conservatore; di conseguenza sono disposto a mettere tutto in discussione, ma non sono affatto convinto che si debba rinunciare all'antico (oggi un po' meno moderno) tentativo di conquistare l'eguaglianza e la libertà di donne e uomini. Il problema di oggi è piuttosto quello di come innestare l'obiettivo del comunismo in una società nella quale i rapporti di sfruttamento ci sono ancora, e forse più pesanti, ma mutati nelle loro forme. Scusate la presunzione, ma questo giornale non può e non deve rinunziare alla sua autodefinizione di «quotidiano comunista» decisa il 28 aprile del 1971 contro il comunismo del Pci di allora, imbolsito e ancora subalterno al mito, già in sfacelo, dell'Unione Sovietica. Comprare ogni giorno e abbonarsi a questo «quotidiano comunista» è, in ogni caso, un segno di resistenza. «Non mollare» fu la parola d'ordine di italiani che non erano comunisti, ma cittadini impegnati a difendere la libertà. Ripetiamo anche noi «Non mollare».
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