una societa' che cambia, e servono soldi
Quest'ultimo, è un problema di Vallardi e dei suoi. Ma che in Italia esista una eccessiva concentrazione si alunni stranieri in alcune scuole è una realtà ben nota al ministero dell'Istruzione, che da qualche tempo sta cercando di correre ai ripari. «Ma il problema va affrontato con razionalità», ammonisce la pedagogista Graziella Favaro, consulente dell'Osservatorio del ministero sugli studenti stranieri. «Prima di tutto è ora di iniziare a distinguere, come fanno da tempo Francia e Gran Bretagna, tra i ragazzi neoarrivati e chi è nato e cresciuto in Italia. Questi ultimi sono già il 65% nelle scuole elementari e vanno considerati come tutti gli altri». Della serie, non si può pensare a «quote» in base all'origine nazionale. Necessari, invece «degli interventi ad hoc sull'apprendimento della lingua per gli studenti neoarrivati. Dove è stato fatto i risultati sono stati ottimi: questi nuovi alunni non hanno problemi di competenze, anzi in alcune materie sono persino più preparati. Ma di impatto con una scuola molto verbale come la nostra, in cui sapere l'italiano è fondamentale». Allora? «Allora servono risorse. Nella Finanziaria in discussione c'è un provvedimento che prevede la possibilità di distaccare degli insegnanti proprio per mettere in piedi dei pacchetti di ore sull'italiano come lingua due». Quella norma, la voterebbe anche Vallardi.
SE NON ORA, QUANDO? A Vicenza, il 15 Dicembre!

Non lo nascondiamo: siamo dei sognatori; vorremmo impedire alla più grande potenza militare mondiale di mettere casa nel nostro cortile. E’ vero, siamo anche un pò testardi; ce lo hanno detto in tutte le salse: «cari vicentini, mettetevela via, gli interessi della guerra saranno più forti dei vostri presidi». Pazzi? Può darsi: del resto, chi avrebbe montato un Festival-campeggio di 10 giorni?
Eppure, siamo ancora qui. In questi giorni raddoppiamo il nostro Presidio Permanente; tutto intorno, un silenzio assordante, fatto di quotidiani e telegiornali che,
dopo aver assediato Vicenza in concomitanza con il grande corteo del 17 febbraio, ora non hanno più nulla da dire su un movimento che ha continuato a vivere di passione e determinazione. Un movimento che si esprime tra e con la gente di Vicenza, attraverso iniziative e manifestazioni continue: abbiamo tagliato i cavidotti funzionali alla nuova base Usa, occupato la Basilica Palladiana, piantato 150 alberi all’interno del Dal Molin; abbiamo bloccato, per tre giorni e tre notti, le bonifiche belliche – iniziate un mese fa – necessarie per iniziare la costruzione dell’installazione militare, e le donne del Presidio, sono andate a Firenze per boicottare l’ABC – azienda incaricata delle bonifiche – e proseguire la campagna dei blocchi.
Con i primi blocchi dei lavori abbiamo imparato, ancor di più, ad essere una comunità; e abbiamo sentito, da tante parti d’Italia, la solidarietà e la condivisione che tante donne e tanti uomini esprimono per la lotta vicentina.
Abbiamo chiesto, anche, che i 170 Parlamentari che si sono dichiarati contrari alla realizzazione della nuova base Usa mantengano la propria promessa: portare subito in Parlamento la moratoria sui lavori in attesa dello svolgimento della Seconda Conferenza sulle servitù militari e chiedere la desecretazione degli accordi militari bilaterali.
Questo, ad oggi, non è avvenuto: abbiamo già visto il Governo promettere di ascoltare la comunità vicentina e poi tradirla: c’è qualcuno che vuol seguire il solco tracciato da Prodi? Non portare subito in Parlamento la moratoria, infatti, significa comportarsi nello stesso modo del Presidente del Consiglio che, dopo aver promesso di voler considerare la vicenda alla luce della volontà della comunità locale, dichiarò dall’estero di non opporsi alle richieste statunitensi svendendo la nostra città.
Lo scorso 17 febbraio, insieme, abbiamo dimostrato quanto grande è il movimento che vuol battersi contro la guerra e la militarizzazione del territorio, per la difesa della terra e la costruzione di nuove pratiche di democrazia; ma Vicenza, da sola, è insufficiente a sostenere questa lotta che, pure, accomuna gran parte della popolazione locale: Vicenza è solo un villaggio nella grande comunità che crede in un altro mondo possibile. Abbiamo bisogno, ancora una volta, della vostra condivisione, della vostra partecipazione, della vostra solidarietà.
Abbiamo convocato, a dicembre, una tre giorni europea di confronto, contaminazione, approfondimento; vogliamo allargare i nostri orizzonti, conoscere nuove comunità, condividere altre lotte. Ma vogliamo, anche, dimostrare che la vicenda del Dal Molin è ancora aperta: per questo il 15 dicembre un grande corteo attraverserà le strade della nostra città. Abbiamo sempre detto che “se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia”: vi chiediamo di condividere il nostro sogno, ancora una volta, perché una terra senza basi di guerra possa diventare realtà.
Se non ora, quando? Vicenza chiama, ancora una volta: e noi siamo sicuri che risponderete in tanti. Perché Vicenza vive già al di fuori dei suoi confini.
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Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa a Vicenza
Via Ponte Marchese
c.p. 303 36100 Vicenza
Emergenza abbonamenti / 2
Emergenza abbonamenti
siamo a una nuova crisi del manifesto. Crisi di soldi: non ci paghiamo gli stipendi da più di cinque mesi e c'è tensione pericolosa con tipografie, cartai, trasportatori, etc. Crisi di soldi, ma anche - va detto - crisi politica: se le nostre vendite calano significa che siamo poco interessanti. Certo ci sono le difficoltà della carta stampata, certo le sinistre, in tutta Europa, non stanno tanto bene, ma evidentemente c'è anche una difficoltà, un disorientamento, forse, di questo nostro giornale assolutamente indipendente: senza padroni e senza editori o partiti alle spalle. Stiamo discutendo perciò in questi giorni sul senso politico del manifesto, su come cambiare anche il suo modo di comunicare con il lettore. Pensiamo a un prodotto editoriale diverso nella forma e nel linguaggio. Di questa nostra appassionata discussione e dell'ennesima crisi vi informeremo meglio. Intanto abbiamo deciso di portare il prezzo del quotidiano a 1,20 euro e il prezzo dei supplementi a 2,50 euro e, dal prossimo anno aumenteremo anche il prezzo degli abbonamenti. Ma da subito vi chiediamo un aiuto concreto e anche ideale: abbonatevi. Abbonandovi scommettete sulla nostra sopravvivenza e ci date un aiuto immediato di soldi, oltre che di fiducia. Noi, collettivo, piuttosto travagliato, del manifesto, faremo di tutto per migliorare il prodotto, avere più ascolto. Fino al 31 dicembre di quest'anno il prezzo dell'abbonamento resterà immutato (200 euro quello ordinario e 500 quello sostenitore) mentre - come ho scritto - aumenterà il prezzo del quotidiano in edicola. Insomma, abbonandovi spenderete di meno che comprando il giornale in edicola e ci darete un aiuto forte e immediato, quasi una medicina di emergenza per i malati gravi. Ora siamo sopra i 4.000 abbonamenti, se potessimo arrivare a quota 6.000 sarebbe un gran risultato, salvifico direi. Però, aggiungo, accompagnate l'abbonamento con critiche, anche cattive, e suggerimenti, vogliamo sapere da voi come vi immaginate un grande giornale della sinistra. Ma, comunque, abbonatevi subito. È da 36 anni che siamo qui a chiedere il vostro sostegno, aspettiamo le vostre risposte.
impiccatelo
leggo sul manifesto che il 're' vuole dei soldi dallo stato italiano.
deve ritenersi fortunato che i suoi progenitori (collaboratori fascisti) non siano stati ghigliottinati, e che gli stati uniti, desiderosi di restaurare un ordine politico favorevole a chi ha i soldi, abbiano instaurato i reali e il generale fascista badoglio a capo dell'italia 'liberata' al sud.
e meno male che sono contro la violenza...
Bravi!

A Vicenza, c'e' chi non scherza. Vorrei esserci anch'io!
Obiettivo raggiunto. C'è soddisfazione tra le centinaia di cittadini che da martedì notte stanno presidiando le entrate dell'aeroporto Dal Molin. Ieri i lavori di bonifica del terreno non ci sono stati. Bloccati. Nessun lavoratore impegnato nello sminamento si è presentato ai cancelli. I cittadini avevano del resto rivolto un invito preciso ai lavoratori: non venite al Dal Molin. L'invito è stato raccolto. Martedì notte c'era euforia e anche un po' di nervosismo al termine dell'assemblea al presidio permanente in cui si è deciso di cominciare i blocchi. «Del resto - dice Marco, uno dei presidianti - nessuno di noi ha mai fatto blocchi prima. Praticamente nessuno ha mai organizzato picchetti. Insomma, non siamo molto preparati in materia». Eppure con la fantasia e la determinazione che ha distinto il movimento no Dal Molin fin dall'inizio della protesta contro la nuova base militare Usa, i cittadini hanno saputo allestire dei blocchi da fare invidia ai migliori picchetti operai degli anni passati. Bandiere no Dal Molin ovunque, tende, gazebo, tavole e panche. Ci sono anche i bidoni con il fuoco. Perché la notte fa freddo qui a Vicenza. Qualcuno ha improvvisato anche delle barricate davanti a una delle entrate. «Per la notte - ironizza un ragazzo - giusto per evitare che ci cogliessero di sorpresa». I cittadini, oltre cinquecento all'assemblea del presidio, si sono divisi in due gruppi. Un primo gruppo ha occupato l'ingresso civile dell'aeroporto che dà su via Sant'Antonino, mentre il secondo si è fatto carico di bloccare l'ingresso dell'ala militare su viale Ferrarin.
Avviso: C'e' un appello per una mobilitazione europea a vicenza nei giorni 14, 15 e 16 di Dicemb. Mannaggia, li manco per un paio di giorni!
Una legge anti-democratica
Se l'avesse fatto la destra avremmo parlato di decreto fascista e razzista. I prefetti d'ora in avanti potranno procedere a espulsioni, sottratte di fatto al controllo giurisdizionale, nei casi in cui «un cittadino dell'Unione o un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l'incolumità pubblica, rendendo la sua permanenza sul territorio nazionale incompatibile con l'ordinaria convivenza».
Si tratta di una previsione generica e pericolosa, che potrebbe giustificare deportazioni di massa. Chi, senza commettere reato, compromette la dignità umana e non è compatibile con l'ordinaria convivenza? L'ubriaco, il lavavetri, il medicante, il povero? Sicuramente i rom, probabilmente i rumeni. La dicitura è vaga e priva di garanzie minime per il destinatario del provvedimento. La pericolosità che deve dare adito a provvedimenti repressivi non può che essere quella sancita dal codice penale. Altrimenti si entra nel campo del diritto penale sostanziale tipico dei Paesi illiberali (si pensi ai codici penali degli ex paesi comunisti). Si tratta di una norma violenta, in continuità culturale con la Bossi-Fini. Una norma in palese contrasto con lo spirito e i contenuti del disegno di legge governativo Amato-Ferrero di riforma del testo unico sull'immigrazione, in contrasto con la filosofia dei trattati comunitari e della mai approvata, ma molto lusingata, Costituzione europea. Nel decreto viene previsto anche l'allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino comunitario che per tre mesi vive in Italia senza sostentamento. Cacciare una persona solo perché priva di reddito significa opporsi ai flussi migratori infra-europei di persone povere.
È come se nell'Italia degli anni '50 avessimo vietato ai meridionali di andare a trovare lavoro al nord o se nell'Europa degli anni '80 avessimo vietato agli studenti di andare a vivere per qualche mese a Londra. Sui contenuti del decreto non c'è mediazione o tentativo emendativo che tenga. È da rispedire indietro al governo. Le forze della sinistra radicale possono in parlamento permettersi di farlo, anche se al governo, dove ogni astensione poteva venire strumentalizzata di fronte alla tragedia della donna violentata e ammazzata a Roma, hanno votato il decreto.
Capri Espiatori
Leggendo il manifesto ho scoperto di una aggressione ai danni di una donna italiana per mano di alcuni rumeni. Non ho capito bene le circostanze dell'avvenuto, se non che a questo evento e' seguito un decreto legge punitivo contro gli immigrati. Ho letto quanto segue sul manifesto, e mi sembra sensato, e condivisibile - particolarmente le parti che ho evidenziato.
Altre due donne picchiate e violentate a Cagliari e a Jesi, nel primo caso da italiani doc nel secondo da un immigrato. Tre ragazzi gay finiti in ospedale la notte di Halloween per l'aggressione subita da un gruppo di uomini italiani nei pressi della stazione Termini a Roma. Episodi avvenuti nelle ultime ore molto diversi tra loro (sul caso invece della ragazza inglese uccisa a Perugia si sa ancora troppo poco) ma che raccontano, tenuto conto delle relative specificità e differenze, di una violenza maschile che si nutre e affonda le sue radici in una cultura sessista, omofoba e patriarcale di cui non riusciamo a liberarci. E che traspare perfino dai cartelloni pubblicitari, come notò qualche tempo fa il Financial Times. Eppure questa è cronaca troppo spesso silenziosa e senza conseguenti colpi di reni da parte della politica. Nel decreto legge varato d'urgenza nel consiglio straordinario dei ministri di martedì sera non si troveranno norme che possano evitare il ripetersi di questi crimini contro il corpo simbolicamente più debole. Il decreto votato all'unanimità che stralcia e corregge una parte del pacchetto sicurezza prevede la possibilità di emettere da parte del prefetto competente un provvedimento di allontanamento dal suolo nazionale che non superi i tre anni per «motivi di sicurezza dello Stato e per motivi imperativi di pubblica sicurezza», come dice il testo. «Sono imperativi quando il cittadino dell'Ue o un suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l'incolumità pubblica, rendendo la sua permanenza sul territorio nazionale incompatibile con l'ordinaria convivenza». Va detto che il cittadino Ue o il suo familiare possono però fare ricorso. È molto difficile però riuscire a capire come si riconosca un cittadino predisposto alla violenza fisica e sessuale contro le donne. Perché è di questo che si sta parlando nell'omicidio di Giovanna Reggiani e, come hanno detto con grande lucidità anche i suoi familiari, «poteva accadere anche con un italiano».
Ne sono certe le donne che stanno preparando la manifestazione nazionale del 24 novembre prossimo a Roma nata da un appello lanciato in internet mesi fa, totalmente autorganizzata, e che raccoglie moltissime adesioni di singole, associazioni e collettivi. Una mobilitazione che sembra caratterizzata da un inusuale protagonismo della generazione delle trentenni ma che pure si basa sull'assioma che la violenza maschile è uguale in tutto il mondo e non conosce differenze etniche, nazionali, religiose o culturali. Dove con culturali si intende il grado di istruzione personale degli uomini. «Se è vero che nessuna donna è al sicuro sotto nessun cielo perché la violenza maschile è trasversale non solo al ceto sociale ma anche alle religioni e alle tradizioni - spiega meglio Assunta Sarlo dell'associazione Usciamo dal silenzio di Milano - è anche vero che si può riconoscere una specifica che sta nei traguardi raggiunti dalla libertà femminile nei vari contesti sociali. L'aumentata libertà delle donne, come c'è nei paesi occidentali, determina un colpo di coda forte all'aggressività maschile. Si vede bene nella violenza familiare: non a caso le donne vengono picchiate e uccise quando tentano di liberarsi». «Il 75% degli stupri avviene in famiglia ed è fatta da uomini italiani - sottolinea Flavia D'Angeli di Sinistra critica - il silenzio dei nostri politici su questo e la loro speculazione sul corpo delle donne è vergognoso».
Forse è troppo chiedere di riconoscere in una legge, come è successo in Spagna, la violenza di genere come la più brutale delle diseguaglianze perché agita contro le donne proprio per il fatto di essere tali. Certo è che se il decreto legge avesse introdotto misure straordinarie e urgenti contro la violenza sulle donne, magari sarebbe stato criticato lo stesso ma perlomeno avrebbe centrato il punto.
"c'รจ la corsa a diventare prof"
Su repubblica ho letto di questo "assalto" alle iscrizioni per la SSIS - le domande sono di gran lunga superiori al numero di posizioni disponibili - anche se non viene specificato il numero di iscritti per la matematica...
Ho due commenti da fare.
Il primo: ho il sospetto che questo "assalto" sia dovuto in (larga?) parte alla precarieta' che c'e' in tutti gli impieghi.
Il secondo: i ragazzi della scuola di Barbiana ci hanno insegnato molto riguardo agli "oneri" associati al ruolo di insegnante di scuola pubblica in italia. Diciamo semplicemente che c'e' una bella differenza tra chi insegna e chi lavora in fabbrica, o nei campi...
Malpagati, in calo nella scala della considerazione sociale, chiamati in causa in prima persona in vicende che mostrano solo il lato oscuro della scuola. Eppure il mestiere dell'insegnante sembra ritrovare nuovo appeal tra i giovani laureati
O, almeno, a guadare i dati sembra sia così: una vera corsa alla cattedra. Quest'anno, il numero di coloro che desiderano insegnare in una scuola media o superiore è di gran lunga maggiore ai posti messi a disposizione dal ministero dell'Università. Un fenomeno che assomiglia tanto alla "lotta" per conquistare un posto nelle facoltà a numero chiuso, come Medicina e Architettura.
I numeri sono ancora provvisori ma l'incremento di richieste rispetto allo scorso anno si aggira attorno al 15/20 per cento. Notizia sorprendente e in contgrotendenza. Che già solleva una prima preoccupazione: se infatti tutti aspiranti professori dovessero riuscire nell'intento le graduatorie dei supplenti non si esaurirebbero mai.
Secondo i primi dati forniti dal giornale on line "La Tecnica della scuola", a fronte di 820 posti disponibili nelle Ssis (le Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario), in Toscana agli scritti si sono presentati in 2.895. Le cose non cambiano se ci si sposta a Milano, dove il numero di chi desidera sedersi dietro una cattedra è due volte e mezzo superiore alle disponibilità.
Negli anni passati, questo vero e proprio boom di "vocazioni" non si è registrato.







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